Musicanti d'Amore :: Ribellioni AnarcoMusicali
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[ luglio 15 2008 ]


osho, magazines, akam // RE NUDO THIRD LIFE





Dopo 105 numeri Re Nudo diventa trimestrale: raddoppia la foliazione (100 pagine tutte a colori) e avrà un tema centrale ogni numero. La rivista per la Rivoluzione dell'Essere diretta da Majid Valcarenghi diventerà una rivista da collezione con copertina in cartoncino e rilegata come un libro. Il prezzo di copertina sarà di 7,90 Euro, col CD allegato 11,90 Euro. L'abbonamento annuo, quindi per 4 numeri, costerà 25 Euro, col CD allegato solo 35 Euro. Per gli abbonamenti in corso ogni numero della nuova edizione verrà conteggiato come tre numeri dell'edizione precedente (prezzo di copertina 1,90 Euro).

Abbiamo fatto numerosi test prima di compiere questa scelta e abbiamo riscosso un incoraggiamento e un consenso che ci ha confortato. Questa scelta, nata inizialmente per motivi economici, perché con la formula mensile non si riusciva a pareggiare i costi, si è poi via via consolidata come una grande opportunità per consentire un approfondimento sulla tematiche centrali di Re Nudo. Abbiamo percepito come tanti lettori sentono la necessità di poter vedere approfondito un singolo tema con più punti di vista, con più contributi. Dopo tanti anni in cui si sono toccati diversi argomenti nelle due, tre o quattro pagine di un articolo, ora potremmo dedicare cinquanta pagine della rivista ad un singolo argomento, mantenendo le altre cinquanta per le rubriche fisse e gli altri contenuti.

A Luglio uscirà quindi 01 Re Nudo TIBET (Giugno/Luglio/Agosto). Aspettiamo come sempre i vostri commenti: fateci sapere cosa ne pensate! Purtroppo non ci sarà allegato il CD di Battiato come precedentemente anticipato, perché Franco non ha ottenuto la liberatoria dalla casa discografica per questa operazione. No Comment! Se non siete abbonati ordinate la vostra copia e magari anche più di una soprattutto per far circolare questo numero sulla questione tibetana.

Un numero scioccante e veramente da conservare per l'ampiezza dell'informazione su Tibet e Cina. Accanto a questa ombra oscura del potere cinese che si allunga a coprire l'informazione sui media occidentali per attenuare le denuncie degli orrori che qua e là incominciano a comparire, vi mostriamo anche i bagliori di una nuova Resistenza Tibetana Radicale (pure se non violenta), vi condividiamo momenti di altissima poesia come il discorso di Osho sul mantra tibetano Om Padme Um, come i contributi sulla medicina, sull'arte e sulla cultura tibetana in Italia, senza tralasciare quella spinta al positivo, alla consapevolezza, alla crescita evolutiva che è il motore della ricerca comunicativa di Re Nudo.

Buona lettura e buona navigazione sul sito ReNudo.it completamente rinnovato e che verrà aggiornato con frequenza settimanale. Namasté.

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musicanti // 15/07/2008 20:15 // commenti (21)


[ gennaio 16 2008 ]


osho, chronicles, bibi, buskers, akam // BUSKERS




Seguendo facili mode, i ricercatori di ideali viaggiano solo con la testa: sono i mistici della Mente, gli erranti ricercatori del Mito, per i quali ecco il fiorire spontaneo di pellegrinaggi appaltati dal Miglioratore Collettivo, ecco Lourdes, Marx, il Sogno Ariano, l'Avis, il Telefono Amico, il Ku-Klux-Klan Anti-Pedofilia, il Neo-Razzismo, sempre da godere e da spartire insieme, uguali e uniti. Le illusioni e le delusioni vissute coralmente e sempre incoraggianti: c'è il confronto e il conforto. Mentirsi in un milione dà più sicurezza che dirsi la verità da soli. Ed ecco unificati idraulici e re, barabba e sante terese, stoppers e urbanisti verso la libertà mirata.

Noi, musicanti d'amore, sappiamo bene che più raramente si viaggia da soli: verso qualche fessura dove la mente si è dimenticata di occupare un ideale, verso le sorprese della propria solitudine. Si viaggia vulnerabili e vuoti verso qualche abisso. La mente, astuta, cercherà di capire, di spiegare, di classificare. Allora si cambierà abisso, e così via. Ogni tanto gli uomini vanno a destra, ogni tanto a sinistra, ogni tanto in oriente o sulla - e oltre - la luna. Ogni tanto vanno di dentro. Allora non c'è più destra né sinistra, né oriente né lo spazio infinito. Non c'è più niente da fare, non li trovi più. Puoi usare ministri, soldati, le lettere di Moro o il codice Da Vinci, la santa confessione o l'assemblea aperta, non li trovi più. Sono altrove, sono scomparsi. Resta di loro qualche traccia inafferrabile, non più un enigma da decifrare, un'equazione da risolvere, ma quello sconvolgente vuoto che è la vita. Poi, a volte, capita anche che quegli stessi uomini decidono, imprevedibilmente, di fare ritorno. Ma non sono più quegli stessi uomini: in qualche modo portano con sé una sorta di magnetica fragranza che finisce per creare un vero e proprio campo di energia spirituale. Qualcosa del genere è senza dubbio accaduto in Italia, dove quegli stessi uomini - che sono poi i sannyasin di Osho - improvvisamente si trovano a dar vita ad una catena di eventi "sorprendentemente a sorpresa".


musicanti // 16/01/2008 03:26 // commenti (2)


[ dicembre 26 2007 ]


music, video, osho, bibi, buskers, akam // FREEDOM



21 love hotel... musicanti d'amore!

a folk & sexy duet


Saluta la tua amata, il tuo amato,
la famiglia, i figli...
non si tratta di lasciare o abbandonare nessuno,
io sto semplicemente facendo ogni sforzo possibile
per liberarti da chiunque,
me incluso,
per farti essere da solo sul sentiero della ricerca
in totale libertà.
OSHO
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musicanti // 26/12/2007 12:33 // commenti (3)


[ dicembre 24 2007 ]


video, osho, bibi, freud, reich, aikido, akam // WE LOVE TO DISTURB PEOPLE

Noi, musicanti d'amore, possiamo tranquillamente affermare che questa società moderna è il frutto di una lotta tra la morale e il fuoco della passione, tra la ragione e l'anelito all'estasi, tra il controllo degli istinti e la resa alla "naturalezza naturale", tra il dover essere e la gioia di vivere.



Una lotta che, da alcuni millenni, vede un sono vincitore: la morale coercitiva e i suoi alleati, la colpa, il dovere, la negazione del piacere, il controllo, l'autoritarismo maschile, l'ansia per il conseguimento degli obiettivi, la competizione sfrenata, l'ambizione al potere.

Siamo talmente condizionati da una cultura del dominio da non mettere nemmeno in discussione, per esempio, che sia normale gioire se nostra figlia è la prima della classe e andare su tutte le furie se ha un rapporto sessuale con un coetaneo. Diamo per scontato che sia più "serio e produttivo", impegnarci in attività che ci facciano guadagnare molti soldi, piuttosto che, per esempio, passare un pomeriggio a scambiarci un massaggio con la persona amata.

In questo modo otteniamo due risultati: blocchiamo la nostra energia vitale che si esprime, prima di tutto, sotto forma di pulsioni istintuali, e ne impediamo la loro trasformazione, precludendoci così la possibilità di un trascendimento creativo in nuove dimensioni evolutive.

Il blocco della sessualità naturale si realizza al prezzo di tensioni muscolari croniche che provocano un irrigidimento a livello organico, terreno fertile per lo scatenarsi dei più diversi processi patologici, e un'armatura caratteriale a livello psicologico, substrato della condizione nevrotica.

L'ignoranza circa i processi di trasformazione dell'energia sessuale sono il fondamento di un'umanità persa nella contraddizione tra la smania edonistica e materialista da un lato e il morboso desiderio di autorità, di sicurezza e di salvazione eterna, dall'altro.

Anche nell'ambito della sessualità, così come per la salute, la logica duale che contrappone natura a cultura, piacere a dovere, materia a spirito ha potuto stringere la sua morsa paralizzante sul flusso interconnesso del vivente.

Così come per la mente riduzionista dello scienziato positivista il corpo era una macchina e la mente un fantasma, allo stesso modo, per la mente divisa dell'uomo moderno, il sesso è un demone tentatore e la sessualità un'ossessione. Solo che, in questo caso, il danno è infinitamente più grave. Infatti il demone che viene combattuto è la sorgente stessa della nostra energia vitale. Il sesso è come il torrente di montagna che darà origine al grande fiume dell'amore, come il carbone che il tempo trasformerà in diamante. Come è possibile nutrire gli oceani o brillare di luce propria se si nega la possibilità alle chiare e fresche acque di fluire o al carbone di trasformarsi?

Ancora una volta, la visione unitaria, dinamica e interconnessa, prodotta dall'osservazione consapevole e sostenuta dal paradigma olistico, recita al cuore dell'uomo moderno inaridito e stanco, all'ingresso del terzo Millennio, il suo canto di fiducia. Ancora una volta, l'uomo nuovo che sta trovando faticosamente la via della sua individuazione tra le miserie stantie del nostro ego, ci prende per mano invitandoci a un viaggio di auto-osservazione e ascolto.

Uomo nuovo, il cui patrimonio procede da lontano, raccogliendo un'eredità fuori dal tempo: ne rinveniamo le tracce fra gli sciamani dell'età dell'oro, nei secoli scordati, fuori dalla storia. Le ritroviamo tra gli Egizi o i Cretesi, tra i filosofi greci o i mistici indiani, i maestri tantrici o i poeti sufi, i santi cattolici o i saggi taoisti.

Nell'ambito della cultura scientifica del nostro secolo, tre grandi menti hanno fornito contributi straordinari per squarciare quel velo di ignoranza e negazione steso da secoli di morale coercitiva sulla sessualità naturale e favorire così l'alba dell'uomo nuovo. Si tratta di Sigmund Freud, Wilhem Reich e Osho.


musicanti // 24/12/2007 13:19 // commenti (3)


[ novembre 15 2007 ]


bibi, akam // REBIRTHING




il femminile... la sola speranza?

"ho bisogno di gettare il mio nick nel fuoco
e vi invito ad assistere al rogo, se vi va"

tiro giù la lampo
a sinistra,
(lunghissima da sotto l'incavo che tu sai al fianco)
e lo sfilo (il nick) solo un po',
lentamente.
tolgo le scarpe e lo riprendo dai piedi.
e con gesto disteso lo butto qui,
nel fuoco,
con lieve ondeggiare del corpo.

è da alcuni giorni che non riesco ad usarlo.
avrei voluto sostituirlo con un puntino,
ma non si possono trascinare le transizioni da a... a b,
ad aeternum.

anche se io, in quell'in mezzo, mi ci accamperei.
il passare quella soglia invisibile,
a 12 anni platonicamente
scrivendo per un anno intero un nome
(lo stesso) sul diario di scuola,
e poi a 13 con un uomo in carne ed ossa
che il gioco lo faceva lo rimandava lo amplificava lo ubriacava lo mostrava lo indagava lo allucinava lo scriveva lo cancellava lo strappava lo cullava lo animava lo svegliava lo risvegliava lo portava a terra lo lanciava poi in aria lo riprendeva lo toccava con mani calde lo assaggiava lo leccava lo baciava lo addomesticava lo amava di me.

è stato come solo fare un passo nell'aria su un semplice filo di lana per terra, un niente, e un attimo dopo essere altrove, essere un'altra, non riconoscersi più, non riconoscere più quel che c'era, dietro.
ebbi la fortuna che fosse lui, lui la fortuna che fossi io, con simmetrico gioco di specchio.
non durò che ero acerba.
e con un desiderio di scoprire nomade il mondo che non si sarebbe accontentata rude di alcun conforto.
ma quella promessa piena non la dimenticai, non l'ho dimenticata, non la dimentico, m'accompagna.


ma adesso, una riga arancione come un lutto. giocoso.
io di qua, tu di là, ne ho bisogno.
mi dipano, mi sbroglio dall'intreccio.
il filo rosso m'appartiene, quello nero anche ma è il tuo, questo, quello che trovo.
ogni volta che l'acchiappo tu senti tirare.
faccio dolcemente, non strappo, non rompo con i denti.
amorosamente e con dita leggere, apro trecce, disfo nodi, pettino.
non voglio farti male, voglio ridarti il tuo (e può dolere a sangue, lo so).
e riprendermi a me.


segnare un limitare, un prima e un dopo, una riga luminosa sul fondo bianco. un segno, una tregua.
con zia melina, con la sua filosofia semplice e profonda mi ci sono impastata un po' di giorni.
questa frase
"Lei era una semplice, che aveva spiegazioni valide per tutto. Se una cosa non si poteva spiegare, i casi erano: o non esisteva, o era una diavoleria, o era colpa tua, che soffrivi di spirito di contraddizione e ironia della sorte."
l'ho massaggiata sul corpo come un olio, l'ho tenuta a mente, l'ho frequentata, mi ci sono addormentata, poi ci ho intecciato sogni come canestri, l'ho indossata malamente sperando di diventarci, così.
o forse sperando d'esserci così e d'averlo dimenticato, per troppo lunga frequentazione con l'illusione.


e invece, vi confesso un segreto.
io non sono questa.
non c'è niente che mi sia più essenziale che pensare e sentire e vivere 'come se'.

ché se una cosa non si può spiegare,
non è che non esiste,
non è una diavoleria,
non è colpa mia,
ché soffro di spirito di contraddizione
(questo sì, lo riconosco, ostinata)
e ironia della sorte.
se una cosa non si può spiegare ti sei semplicemente imbattuta in una corda tesa e sottile come un crine, che puoi afferrare solo ad occhi chiusi e fidando di tutto, sentendo il panico di non sapere più dove metti i piedi, col corpo sbilanciato, non importa chi e quanto perdi nel mentre, che è la traccia del mistero.
il mistero non è né mio né tuo, non è di proprietà, ci possiede.
con lui non si possono fare operazione di ragioneria contabile - questo è mio, quest'è tuo - però si può far finta quando si è stanchi.
quando l'hai afferrata saldamente e senti l'ebbrezza di dionisio senza un goccio d'alcol e ci dormi ogni notte accanto, tutto il resto può andare.
la sensazione di musica e ritmo battente e pieno ed ebbro perdura.
anche se sei nuda, sola e graffiata.
anche se butti via pezzi sontuosi d'identità come stracci.


anche se butti tra le fiamme il nick.
per rinascere.

nota (musicale) a margine
il fuoco si spegne se non è attizzato.
il nick è bruciato certamente da ieri.
ma è una serata fredda e restare in compagnia fino all'alba, ipnotizzati, non sarebbe male.
ho fatto una camminata sui carboni, l'anno scorso.
e la gioia della preparazione del fuoco la ricordo tutta.
soffiateci su anche voi.
bibi






implosione... le parole (forse) per dirlo

"a questo abisso di vita femmina selvatica e odorosa
ci giro intorno"

sull'orlo del cratere spento senza cenere e lapilli che fumano.
provo ad addomesticarlo a passi brevi, e sincopi, su virili selciati e porfidi grigi e neri di città austere.
c'è un magnetismo di calamita, qui, pulsante e vivo, terribile e buio, e rosso di luna piena e di marea e un'energia di vento che spazza dentro senza che fuori si muova foglia intorno.
mi sento incatenato/a e infelice.
e secco/a come un torrente petroso senz'acqua.
vorrei abbandonarmi a lei e fondermi e invece rimango irrigidito/a e gelato/a.
lo faccio talvolta in fantasia, talaltra in sogno.
in realtà affetto a piccoli pezzi, con meticolosa serietà e guardandomi continuo allo specchio per trattenermi a qualcosa, ogni possibilità d'energia che prenda e spazzi.
di parola comunicante, di contatto d'ombelico silente, di muta sintonia, di magnete senza abbecedario, senza limatura di verbo,
con un peso che dondola nel profondo e vibra di suono oscuro.
senza odore di rancido e d'amaro.
né di vino di nulla qualità.
ma non un gesto, né un passo.
vorrei pure di più che lei spezzasse la mia rete e m'entrasse, che mi prendesse con forza brutale e m'avvincesse con spire sinuose e irremovibili di serpente e mi succhiasse la polpa dal carapace e mi suggesse come liquido d'ambra o veleno (non so).
contrappongo alla forza della natura la mia che forza non è, certo lo so (ma non fa niente), solo sterilità irrigidita e isteria e orgoglio e sprezzante autarchia, una lunga abitudine di decenni mi arma così dentro, mi arma così pure fuori, con parole e scritture aggrovigliate a fil di ferro, che non penetri nulla, nulla almeno di questo vento insidioso e bollente che mi scioglie nelle ossa, che mi suda nel midollo, che mi fa molle di cera fusa, e mi arrende.
sono impigliato/a tra rovi.
e graffiato/a.
non ricordo quando mi sono smarrito/a, cioè separato/a con linea netta di gesso da quel flusso d'aria e d'acqua che mi faceva.
so che da quando successe imparai a dire 'io', non seppi più iniziare una frase senza.
so che c'era un prima e poi è venuto un dopo, divisi da un filo di lana invisibile per terra, un filo pure d'aria nell'aria, un refolo di suono sottile.
nel prima con il vento ero tutt'uno/a, m'abitava, il vento, come abita tutti e ci soffia come strumenti e tira fuori da noi, inconsapevoli, note.
non che lo sapessi allora, ero solo vivo/a, fatto/a d'aria e d'acqua al novantanove per cento come ameba, uguale, non un solido pesante come mi par d'essere, dopo d'allora.
poi qualcosa si gelò, si rattrappì, si sottrasse.
il vento restò fuori, io restai dentro (o quel che penso essere me in sogno) prigioniero/a di un carapace di ferro.
una diga profonda tra me e il resto, non in elevazione.
un solco duro.
scattava ad ogni brivido, ad ogni segno lieve di pericolo, si frappose come un velo trasparente d’amianto.

sul bordo del cratere ci ritorno, ipnotizzato/a, è un'enigma perché.
quando sono qui vicino al pozzo e guardo fisso il fondo lontano, sento il carapace che mi vive rimanere fuori, come abito con gruccia.
dentro qualcosa crolla con metodo e lo svuota come sabbia di clessidra capovolta e si deposita con vertigine al fondo.
guardo il centro di notte dell'abisso come l'occhio permanente di un ciclone di polvere tagliente d'argento e vorrei volarci dentro ma ho paralisi.
forse non ho ali.
vorrei che lo facesse lei per me, che m'attraesse con forza magnetica e prepotente senza scampo, tirandomi violenta per il lembo della giacca.
so che se lei lo facesse o io, di me sarebbe altro, dopo, ma sono abituato/a a buchi piccoli e fasulli, stagnanti come pozze, che proteggo con lacrime e strepiti acuti di pipistrello.
so che è la battaglia della vita, cioè, è la vita, perdere questo carapace d'amianto e questa maglia di ferro intorno alla bocca, alla voce che si fa stridula di rame e senza eco e abbandonarmi a quel che è reale, al non sapere nulla di quel che so.
alla dea che prende, ama e distrugge.
e ricrea.
con impasto d'atomi nuovi.
rimando, pospongo, governo, controllo, manipolo, faccio piccoli giochi politici nella stanza sempre più chiusa dei bottoni.
ascolto la futilità del tempo che passa senza verità, senza natura, senza gioia, senza potenza, senza istinto.
so (perchè l'ho sognato) che nell'abbandono, lei mi leverà ogni cosa di ferro che m'attanaglia le mani, ogni cosa futile d'abiti vecchi, ogni filo di paglia e rovi, poi mi laverà con acque di rose, mi carezzerà forte con onda d'uragano e d'orgasmo a spazzare e rovesciarmi, a levarmi placente irrigidite a strati.
so (perchè l'ho sognato) di una potenza che trema e scuote e ricrea da capo quel che già c'è e non ricordo e che dimenticai e che vestii di panni lerci.
che opera a levare.
che pela come cipolla.
e strappa strati su strati senza delicatezza, con gesto sapiente come non facesse null'altro da sempre.
che ama la nudità di pelle che canta.
poi mi annegherà in acque profonde e buie.
mi terrà la bocca chiusa e le narici con pressione di mano morbida perché trovi dentro, nel fiato che scompare, il fiato che non muore, quando mi sembrerà la fine.
e il passaggio sarà a rischio.
il crollo di quel che credo me è ogni giorno.

crollai a lei e mi sembrò cosa senza dignità.
spazzato/a da un suono di sinfonia d'archi, di cui divento una nota, sola.
non un pezzo, il mio, solo, solo una nota di una cosa ampia che è una.
sognai d’essere separato/a e solo/a.
crollai a lei e mi risvegliai ad essere quel che sono.
uno/a con tutto.

ché un uomo diventa tale solo quando incontra l'abisso di femmina in sé, cadendoci dentro.
se no non ha la notte né l'umido per l'amore.
ché anche una donna lo diventa così, non lo nasce.
nessuno, davvero, solo lo nasce.
lo ritorna ogni giorno di più.
e tra il crollo nella follia e l’esperienza mistica il confine è breve traccia lucente di bava di lumaca.
e non è forse che in occidente si dice 'guardare il proprio ombelico' per indicare una pochezza da narciso e un universo chiuso e asfittico,
e in oriente si dice cadere nell'hara che è poi lo stesso posto
(il centro)?
ma vi si arriva diverso.
non guardando da fuori la propria pelle ma chiudendo gli occhi e sentendo il percorso intimo che conduce lì.
in basso, indietro e giù.
a casa.

nota (musicale) a margine
per me
questa (il blog) non è una cassettiera.
un posto dove riporre pezzi, pezzi di cose.
di scritto, o d'altro.
a un certo punto (il blog) s'anima, è vivo a modo suo,
attira persone dal nulla,
richiede perentoriamente incontri, talvolta molto ravvicinati,
ha una sua vita propria (che coincide, a tratti, con la mia).
quello che nasce da qui sento che qui dev'essere ricondotto.
nel modo in cui è possibile, certo, usando gli strumenti che si hanno, talvolta spuntati.
questi ultimi post vogliono riportare qui quello che da qui è nato.
e chiudere il cerchio, così come s'era aperto, senza lasciare tutto slabbrato e informe.
e non detto.
e trovare la pagliuzza dorata che qualunque fatto cela.
ché qui non si tratta di uomini e di donne.
ma di maschile e femminile.
dentro.
akam

musicanti // 15/11/2007 18:26 // commenti (16)



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